Dal XII secolo...... ai giorni nostri.
In tempi remoti la località del Carmine era chiamata con i nomi di Pasturezza, Olivella e Giuggiola; era quindi una zona preminentemente agricola. Anteriormente alla costruzione della Chiesa di N.S. del Carmine, sulla stessa area denominata Terriccio, sorgevano due torri che le antiche cronache descrivono con particolare ammirazione. Tali costruzioni facevano indubbiamente parte del sistema difensivo della città, attuato nel XII secolo per la temuta incursione del Barbarossa.
Una prima trasformazione urbanistica si attuò nella zona, intorno al XIV secolo, quando sorsero le abitazioni de commercianti, in prevalenza droghieri, che vi si riunirono in corporazioni. Sorsero così i primi "caruggi" che venivano indicati col nome di Zucchero, Cioccolatte, ecc. in relazione al genere di merce che vi si vendeva.
Alle spalle della graziosa Piazza del Carmine, inizia Salita Carbonara. La salita ricopre in parte il torrente Fossatello che, partendo da San Simone e attraversando Via Pertinace ed i giardini di Carbonara, si univa al rio di Carbonara dopo aver attraversato via Lomellini e piazza Fossatello.
Documenti del XII secolo attestano che il torrente veniva allora chiamato "flumen sancti Pancratii", dalla vicina chiesa di San Pancrazio, situata nell'omonima piazza. Nel muraglione che delimita la salita, prima della svolta a destra, si trova un arco, già sede dei lavatoi pubblici. Era qui situata la Porta di Sant'Agnese o di Carbonara, appartenente alla cerchia muraria del XIV secolo, che racchiudeva solo in parte la località di Carbonara.
Lasciata Piazza del Carmine e percorrendo Salita Carbonara quasi a metà della stessa, dopo aver superato il breve tratto di Vico Giuggiola, entriamo in Vico del Cioccolatte. Questo un tempo era il vicolo dei fabbricanti di cioccolato, vera e propria corporazione con banchi riservati in chiesa ed una società di mutuo soccorso volta anche al perfezionamento della loro arte. La cioccolata raggiunse nel XVIII secolo la sua massima diffusione tanto che le autorità genovesi giunsero persino a proteggerla, assieme al caffè, con un decreto che proibiva la vendita di ogni altra bibita, brodo compreso; e ciò per i cospicui introiti doganali che affluivano nelle casse della Repubblica di Genova. Abbandonando Vico del Cioccolatte incontriamo Salita di Monterosso la cui denominazione ha probabilmente origine dal casato dei Monterosso, abbiente famiglia con numerose proprietà nella zona. Proveniente nel 1226 dalla località Rosso di Davagna il casato fu ascritto nel XVII secolo alla nobiltà genovese.
Questo breve tratto di salita ci conduce in uno degli angoli più suggestivi, caratteristici ed affascinanti del centro storico di Genova: Piazza della Giuggiola.
Il suo nome deriva dal frutto dell'albero di giuggiola che anticamente fioriva in questa piazza; oggi ne è rimasto, in un giardino privato, solamente un'esemplare, che supera i tre secoli di vita. Si tratta di un albero spinoso che può raggiungere gli otto metri di altezza ed ha rami tortuosi, fiorisce tra giugno e luglio mentre il frutto, tipicamente invernale, lo si raccoglie da dicembre a febbraio. La pianta appartiene alla famiglia delle ramnacee, ed il suo nome scientifico è Zizyphus sativa ed in dialetto genovese è detto "Zizzua". E' originaria delle regioni tropicali dell'Asia e dell'America. Oggi, purtroppo, l'albero della giuggiola è una delle cinquecento specie che in Italia rischiano l'estinzione. Secondo lo studioso Giulio Miscosi, il giuggiolo era il simbolo del silenzio e come tale adornava i templi della dea Prudenza; da tale circostanza lo scrittore aggiunge che il nome della piazza ricorda gli alberi che anticamente sorgevano presso un tempio di cui si sono perdute le tracce e la cui esistenza è suffragata dalla vicinanza del campo militare romano che, sempre secondo lo stesso autore, doveva occupare il Guastato o Vestato, ossia l'attuale Piazza della Nunziata.
Proseguendo la nostra "passeggiata virtuale per le vie del Carmine" troviamo, in corrispondenza di Vico Giuggiola, un grazioso archivolto passato il quale giungiamo in una caratteristica piazzetta: Piazza San Bartolomeo dell'Olivella. Anticamente nella zona esisteva un vasto oliveto in mezzo al quale venne eretta nel 1305, ad opera del banchiere Bonagiunta Valente, la chiesa dedicata a San Bartolomeo del Carmine detta appunto dell'Olivella.
Accanto alla chiesa fu costruito un monastero che ospitò per due secoli una dipendenza di suore Cistercensi dell'abbazia di Tiglieto. Nel 151", per ordine del visitatore apostolico Lorenzo Fieschi, nella chiesa subentrarono le Agostiniane di San Sebastiano che vi rimasero fino al 1717 anno in cui la chiesa venne soppressa e l'ordine trasferito presso il convento di Nostra Signora delle Grazie. Il convento, oggetto di numerosi interventi edilizi, nel corso del XIX secolo venne adibito ad abitazioni.
Abbandonata la piazza proseguiamo in Salita San Bartolomeo al Carmine, anticamente detta Salita del Crocefisso, in quanto all'inizio della stessa era raffigurato un Crocifisso tra due Santi Carmelitani.
Continuando nel nostro itinerario giungiamo in Via Polleri.
La via è intitolata a Francesco Giuseppe Polleri nativo di Voltri. Vissuto nel secolo scorso operò nell'ambito del commercio accrescendo il già ricco patrimonio familiare; diventato cieco assegnò molti suoi beni ad opere benefiche e, con testamento del 27 marzo 1862 registrato dal Notaio Balbi di Genova dispose un fondo "a sollievo dei poveri i quali per malattia, per età o per altro vizio di corpo o di mente, si trovassero bisognosi di soccorso" rendendo partecipe del suo lascito, tra gli altri, l'Albergo dei Poveri. La via fu aperta nella seconda metà del secolo XIX per dare una comunicazione carrozzabile tra Piazza della Nunziata e Castelletto. Per aprirla furono distrutte vecchie case che dal lato di Vallechiara formavano il Vico dell'Abbondanza che giungeva sino in Piazza del Carmine.
......ai giorni nostri.
L'antico borgo medioevale del Carmine, dagli angoli caratteristici e ricchi di storia, sconosciuti a tanti, genovesi compresi, dalla primavera del 2002 è in completa fase di ristrutturazione. Come potrete notare dalla documentazione fotografica, sono stati eseguiti numerosi e sostanziali lavori di recupero urbanistico che avranno termine nel 2006, ma di cui abbiamo già ammirato i primi risultati per "Genova 2004" - Capitale della Cultura", volti a rendere sempre più gradevole e simpatico questo antico quartiere dalla storia millenaria.